I MERCOLEDì DEL DIMI

SEMINARIO

L’edizione ginevrina dei Principia di Newton (1739-1742): i contenuti e il contesto

Paolo Bussotti

Università di Udine

Abstract
La prima edizione dei Principia newtoniani risale al 1687. Ad essa, durante la vita di Newton, ne seguirono altre due: la seconda nel 1723 e la terza nel 1726, in cui vennero introdotte alcune importanti aggiunte, come, per esempio, il celebre Scolio generale. Andrew Motte tradusse i Principia dal latino in inglese nel 1729. In breve tempo la teoria esposta nei Principia fu quasi universalmente riconosciuta come ampia e inevitabile base si cui lavorare per far ulteriormente progredire la fisica. Non stupisce, quindi, che nel periodo 1739-1742 si sia deciso di stampare un’ulteriore edizione del capolavoro newtoniano. Il che fu fatto a Ginevra. Quello che invece sorprende moltissimo è l’apparato di note presente in questa edizione: basti pensare che le note, prese nel loro insieme, sono più lunghe del testo stesso di Newton. L’intera edizione ginevrina consta, infatti, di più di 1400 pagine. Le note degli editori, che furono i frati minimi La Seur a Jacquier e lo scienziato svizzero Calandrini, chiariscono e ampliano i contenuti del testo newtoniano e sono di vario genere: da spiegazioni dettagliate dei risultati e dei metodi di Newton a veri e propri trattati – per esempio uno sulle sezioni coniche, uno sulla teoria della luna, ecc. – inseriti per spiegare o per integrare il testo newtoniano. Molte note riguardano poi gli sviluppi successivi a Newton di numerosi aspetti della teoria. Insomma: un lavoro impressionante per mole e per profondità. Perché fu fatto? A che era rivolto? Come mai si entrò così nei minimi dettagli dei metodi newtoniani? Nel seminario che propongo, cercherò di rispondere a queste domande partendo da esempi concreti di come lavorava Newton e di come gli editori dell’edizione ginevrina redassero le note. Uno degli esempi che tratterò riguarda il celebre “problema inverso delle forze centrali”.